From Room to Roam

Lucia Nimcová & Martin Kollár

06.10.2015 - 01.12.2015

AlbumArte, Via Flaminia 122, 00196 Rome

curatore: Lýdia Pribišová

foto: Lucia Nimcová, Martin Kollár

La mostra di Lucia Nimcová e Martin Kollár presenta i loro progetti più recenti, entrambi sviluppati in Ucraina dove hanno trascorso un lungo periodo. La loro riflessione sulla situazione di emergenza di questo Paese non è mai diretta ma restituita attraverso gli abitanti e i loro comportamenti, alla ricerca di una propria quotidianità.

Nei lavori di Lucia Nimcová e Martin Kollár la guerra appare invisibile ma costantemente presente, ed è proprio questa “presenza attraverso l’assenza“ ciò che colpisce. Martin Kollár e Lucia Nimcová provengono entrambi dalla Slovacchia, nazione che confina con l'Ucraina: la situazione politica diventa, quindi, una questione inevitabilmente rilevante. Gli artisti, con senso dell’humor e complicità, mostrano la voglia di vivere in Ucraina, i diversi modi con cui le persone affrontano la realtà; l’infanzia dei due artisti ‘dietro’ la cortina di ferro e la vicinanza culturale con l’Ucraina li aiuta a comprendere più profondamente lo status quo attuale del Paese. Quelle esperienze riecheggiano nel modo di pensare, nella creazione e nell'estetica delle loro opere.

Lucia Nimcová è un’artista con un profondo interesse per il complesso, paradossale, tragico, umoristico e a volte assurdo insieme di relazioni culturali e sociali che formano la realtà quotidiana nell’Europa dell’est. Il suo lavoro nel campo della fotografia, del video, della performance e del suono è un tentativo di catturare esperienze sia ufficiali che private all’interno di determinati gruppi e comunità. Per AlbumArte, presenta il suo lavoro in fieri Kroniky, in collaborazione con il sound artist Sholto Dobie.

Dal 2014, gli artisti hanno raccolto un archivio di fotografie, video e registrazioni sonore lungo tutta l’Ucraina occidentale. Al contrario delle tradizionali pratiche documentaristiche, gli artisti preferiscono descrivere il loro lavoro come un'opera folk: una raccolta di canzoni, racconti, musica, performance e registrazioni sul campo inscrivibili in un’area non definita tra il documento etnografico e il teatro musicale.

Nel corso della storia, ci si è appropriati, travisandole, della musica e della cultura tradizionali; attualmente in Ucraina le canzoni patriottiche svolgono un importante ruolo nell’alimentare un romantico nazionalismo populista. Al contrario, gli artisti cercano di catturare realtà ufficiali, private e nascoste all'interno di quelle comunità escluse dalla principale narrazione storica della regione. I principali interessi di Nimcová e Dobie sono quelle canzoni che descrivono in modo tragico, brutale e comico abusi domestici, omicidi, conflitti, sesso, amore e odio. Gli artisti vogliono mostrare quanto il folclore alternativo della regione – l’hard rap di montagna, il femminismo vintage e l’osceno hip hop dei Carpazi – sia ancora vivo e significativo, prima che i suoi ultimi eredi scompaiono.

Il lavoro in progress di Nimcová e Dobie è un’autoproclamata improvvisazione: si muovono liberamente tra varie località integrandosi in cucine, campi, strade, matrimoni, funerali ed eventi pubblici. Questi luoghi diventano palcoscenici in cui, paradossalmente, la vita di tutti i giorni e il teatro si incontrano. In questo modo, il loro lavoro abbraccia le incongruenze e le complessità intrinseche in qualsiasi documento etnografico. Si tratta di una cronaca contemporanea con un approccio inclusivo ai materiali che incorpora suoni industriali, ninne nanne, funerali militari e addii al nubilato.

Khroniky deriva dal precedente lavoro di Nimcová sia per la sua esperienza femminile nell’Europa dell’est, sia per le controverse storie sulla minoranza Rusyn, sua lingua madre. Questo lavoro cerca di mostrare, in maniera simile, come il passato influenzi il presente. In finale, si tratta di un tentativo di navigare una polifonia di soggettività, all’interno del contesto sia storico che attuale dell’instabile situazione ucraina.

Martin Kollár presenta un’installazione site specific di fotografie del 2015 provenienti da prigioni ucraine e appartenenti al suo più ampio progetto in progress Provisional Arrangements. Le immagini sono state scattate a Odessa e Kiev. Le prigioni, qui senza persone, sono per Martin Kollár elementi sostitutivi della rappresentazione di stati temporanei, incerti e clandestini che, lentamente, diventano il proprio opposto: una costellazione permanente.

La vita si è saturata nel negoziare un certo numero di situazioni e soluzioni temporanee. L'idea di Provisional Arrangements è, in qualche modo, un manifesto sia per la generazione dei giovani contemporanei che per le persone di mezza età; la provvisorietà è presente intorno a noi, è più di uno status quo, è una lotta costante contro le infinite variazioni di disgregazione e il vuoto lasciato dietro ai vecchi e oramai abbandonati dogmi. Ci troviamo in un mondo complesso senza un senso di permanenza e di certezza; ci circondiamo di amicizie temporanee, abbiamo rapporti temporanei, sostituiamo temporaneamente i nostri denti e preferiamo residenze temporanee a indirizzi permanenti. Provisional Arrangements è un progetto incentrato in situazioni che contengono elementi di incertezza e mistero. È sia una registrazione che una rappresentazione fotografica del dissolversi della permanenza in momenti temporanei e provvisori, lungo il tempo e lo spazio. 

L’autore – attraverso le foto presentate – da un lato cerca di rappresentare la prigione in una modalità innovativa e senza cliché; dall’altro lato lavora, su più livelli, con una provvisorietà che non può essere afferrata. Le foto trasmettono un microcosmo claustrofobico e chiuso, da cui difficilmente si può fuggire. Martin ha qui eliminato tutte le possibili informazioni e i segni parziali, come il luogo o la presenza di persone, per concentrarsi solo sull'engramma di segni elementari. Ogni singola foto offre la nuova lettura di quella precedente, creando una catena, aprendo un’altra modalità di libere associazioni e di slittamenti. Allo stesso tempo, la prigione qui è una metafora della situazione di impasse nell’Ucraina di oggi.

L'Ucraina non è il primo paese in stato di allerta dove Martin Kollár ha vissuto e lavorato. Tra il novembre 2009 e il gennaio 2011 ha trascorso lunghi periodi in una delle zone geografiche più controverse della storia moderna, Israele. Il suo Field Trip ha comprovato una rappresentazione opaca della vita e del paesaggio di Israele.

Con il sostegno finanziario del.Ministero della Cultura della Repubblica Slovacca.

Lucia Nimcová è nata nel 1977 a Humenné (Slovacchia); vive e lavora tra Bruxelles e Humenné. Ha studiato alla Rijksakademie Van Beeldende Kunsten di Amsterdam. Ha recentemente esposto i suoi lavori alla Biennale di Praga; Bunkier Sztuki, Cracovia; Viafarini, Milano; Utah Museum of Contemporary Arts e il Moscow Museum of Modern Art. Tra i premi ricevuti: Images Vevey Photography Prize (Svizzera), ECB Photography Award (Germania), Oskár Čepan Award (Repubblica Slovacca), Leica Oskar Barnack Award (Germania) e Baume and Mercier Award (Italia). I suoi lavori sono stati acquisti dallo Stedelijk Museum di Amsterdam, dal MUDAM - Lussemburgo, Slovak National Gallery e collezioni private in tutto il mondo.

Sholto Dobie è nato nel 1991 a Edimburgo. È un artista che lavora attraverso la musica, il suono e la performance. Ha studiato alla Slade School of Fine Arte di Londra. Ha esposto presso Platform: Camden Art Centre (Londra). Ha curato Muckle Mouth al Peckham Liberal Club (Londra). L’artista ha vinto il Sue Jamieson Memorial Award e la borsa di studio Dolbey Travel che hanno reso possibile questo progetto.

Martin Kollár è nato nel 1971 a Žilina, Cecoslovacchia (attuale Repubblica Slovacca). Ha studiato all’Accademia di Arti Performative di Bratislava e subito dopo ha lavorato freelance come fotografo e direttore della fotografia. Ha ricevuto diversi premi e borse di studio tra cui il Prix Elysee e l’Oskar Barnack Award. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo, incluso il Martin Gropius Bau di Berlino, il Museo di Arte Contemporanea di Tel Aviv, la Maison Européenne de la Photographie Paris, Rencontres d’ Arles in Francia, il MOCA di Shanghai, il Guandong Museum of Art in Cina. Ha pubblicato tre libri fotografici: Nothing Special (2008), Cahier (2011) e Field trip (2013).