Missing Parts

Dominik Lang

15.03.2013

The Gallery Apart - via Francesco Negri 43, Roma

curatore: Lýdia Pribišová

foto: Claudia Pajewski

The Gallery Apart è orgogliosa di inaugurare i suoi nuovi spazi di via Francesco Negri 43 con la mostra Missing Parts, la prima personale in una galleria italiana dell’artista ceco Dominik Lang, curata da Lýdia Pribišová.

Per l'occasione Dominik Lang ha progettato una installazione site specific che interagisce con i nuovi caratteristici spazi della galleria. Lang indaga sistematicamente l’ambiente che lo circonda, modificandolo con i suoi interventi architettonici. Per la mostra Missing Parts crea una monumentale opera a rilievo che collega i tre piani in cui è suddiviso lo spazio della galleria. Nel concepire e realizzare l’opera, l’artista assume due diverse linee di significato. Un primo punto di partenza è la mappatura dello spazio e la considerazione dell’atmosfera della galleria, secondo un processo che Lang sviluppa assegnando all’intervento scultoreo il senso di una reazione fisica alla disposizione del luogo che si raddoppia riflettendosi nelle lastre a rilievo. Posizionando l’opera in modo tale che il visitatore, entrando in galleria, ne intercetti prima il supporto interno, normalmente invisibile, Lang decostruisce lo spazio nascondendo l’opera al primo sguardo dello spettatore. L’opera si fonde con lo spazio e impone un meccanismo di mimesi. Inoltre, con il suo volume l’opera copre le finestre della galleria, impedendo la penetrazione della luce e dunque rendendo più complessa la percezione visiva.

A questo punto interviene la seconda linea di significato che attiene alla decostruzione della funzione e alla riconsiderazione del ruolo, delle aspettative generate e dell’utilità della galleria privata. Qui Dominik Lang si riallaccia ai temi cari all’artista concettuale Michael Asher; come l’artista americano, Lang assume un atteggiamento non radicale né aggressivo di critica alle istituzioni artistiche, privilegiando piuttosto l’incitamento al miglioramento e alla “cura” delle situazioni limitanti nell’ambito degli spazi espositivi. In più, nella sua operazione coinvolge anche la tematica della commissione pubblica di opere d’arte in architettura. Lang introduce una dinamica spazio-temporale realizzando la grande opera a rilievo attraverso 63 moduli di eguale dimensione che recano in sé la possibilità di una loro scomposizione. I segmenti di rilievo sono quindi divisibili e componibili in un altro spazio in modo diverso. Lang propone infine una scultura-tavolo di lavoro che rappresenta una maquette compositiva del grande rilievo, di cui costituisce una sorta di epilogo. Se in passato Dominik Lang ha tratto ispirazione dalla produzione artistica del secondo dopoguerra, per la mostra romana ha individuato in un’opera iconica del modernismo l’archetipo formale di riferimento. Lo spazio della galleria potrebbe essere concepito come lo studio temporaneo dell’artista; Dominik Lang, infatti, propone una reliquia del passato, una base formale ed ideale per interpretare e usare in modo nuovo l’opera d’arte.

Le parti mancanti del rilievo si possono concepire come gli spazi mancanti nella storia, per aggiungere i quali c’è bisogno della ricerca archeologica. Le parti che sono provvisoriamente mancanti dal mosaico, offrono allo spazio una nuova configurazione e un nuovo sviluppo. Prendendo come esempio gli esercizi formali del Bauhaus, Lang offre un gioco di forme, di linee e di volumi che trovano applicazione nello spazio fisico e nella vita reale dell’uomo attraverso l’urbanistica come se fossero impronte di parchi, di giardini e di viali che hanno trovato forma nei triangoli, nei cerchi e nelle curve.

Il rilievo quindi non è soltanto la rovina del modernismo, ma il modello mentale che può essere utilizzato formalmente nel nostro quotidiano, nel nostro ambiente e nel nostro pensiero.